Quella di Francesca e Paolo non è la sola vicenda d'amore e morte della storia malatestiana.

Amore e morte alla corte dei Malatesti

Quella di Francesca e Paolo non è la sola vicenda d'amore e morte della storia malatestiana. Giudicate colpevoli d'adulterio, tre donne della famiglia vennero uccise: Costanza nel 1378; Laura, meglio nota come Parisina, nel 1425; Antonia nel 1482.

Unica figlia legittima di Malatesta l'Ungaro, Costanza Malatesta crebbe, inquieta, alla corte di Pesaro. Nel 1363 andò sposa al marchese Ugo d'Este. Rimasta vedova nel 1370, poco più che ventenne, con una dote di cinquantamila ducati e pingui possessioni nella contrada di San Martino, a Covignano, a Santa Giustina e a Sasso Feltrio, ereditate dal padre, non tardò a consolarsi. L'Anonimo, cautamente ellittico, annota che "se conduxe male et male finì"; il più loquace Cesare Clementini asserisce che "si faceva lecito ogni capriccio poco honesto" e racconta che fu "trovata nel letto a giacere" con un mercenario tedesco, tale Ormanno. Traboccarono la vergogna e l'ira dello zio Galeotto, che ordinò a un suo uomo, Santolino da Faenza, di sopprimerli entrambi. Si rifiutò costui di uccidere Costanza, "che sommamente riveriva". Meno scrupoloso del faentino, il forlivese Furiuzzo senza "tanti riguardi eseguì il mandato". La data della morte tramandata sia dall'Anonimo che da Clementini - 15 ottobre 1378 - contrasta però con un atto di sei anni dopo, che la dà ancora viva e vegeta.

Parisina - che ispirò una novella di Bandello e fu cantata da Byron e da d'Annunzio - era figlia di Andrea Malatesta, signore di Cesena, e Lucrezia Ordelaffi, sua seconda moglie. Aveva pochi giorni quando la madre morì avvelenata per mano del padre Cecco Ordelaffi. Andrea si risposò per la terza volta e Parisina fu cresciuta a Rimini, alla corte di Carlo Malatesta. Era - fantastica Bandello - "bellissima e vaga e [...] baldanzosa e lasciva, con due occhi che amorosamente in capo le lampeggiavano". Nel 1418, a Ravenna, si sposò con Nicolò III d'Este. A Ferrara partorì tre figli: due gemelle e un maschio. Nel 1423, per sfuggire la peste, si rifugiò nel castello di Fossadalbero; la scortava Ugo, figliastro di Nicolò e di lei più giovane d'un anno. La relazione, iniziata nel piccolo castello isolato, continuò, imprudentemente, alla corte di Ferrara. Messo in guardia da un'ancella, Nicolò (a cui per altro si attribuivano trecento figli bastardi) li colse sul fatto e li fece decapitare. Era il 21 maggio 1425.

Figlia naturale di Sigismondo e Isotta, Antonia Malatesta sposò nel 1481 Rodolfo Gonzaga, fratello del signore di Mantova e signore di Luzzara. La cerimonia, celebrata a palazzo Schifanoia, fu splendida. Sul finire del 1482 il marito apprese da un cortigiano ebreo che Antonia lo tradiva "con uno che le insegnava di ballare". Il maestro di ballo e alcune ancelle che erano state complici degli adùlteri furono trucidati; Antonia fu decapitata: mancavano pochi giorni a Natale.

Morte non diversa dalle donne di casa Malatesta subì Viola Novella, amante di Malatesta l'Ungaro, a cui il marito Caccia (Gozio?) Battaglia tagliò la gola:

"quanto era vaga e bella, / or è tutta insanguenata"

la piange una ballata attribuita a Gambino d'Arezzo. L'Ungaro non volle rassegnarsi e nel febbraio del 1358, molti anni dopo la morte di Viola Novella, si recò in Irlanda per visitare il pozzo di San Patrizio, creduto la porta del Purgatorio, e parlare con l'ombra dell'amata. Dal pellegrinaggio l'Ungaro "tornò a Rimino con grande allegrezza", finalmente rasserenato.