Alla famiglia Malatesta appartennero, per nascita o per acquisizione, non solo donne inquiete e pass

Donne di polso

Alla famiglia Malatesta appartennero, per nascita o per acquisizione, non solo donne inquiete e passionali, ma donne fiere ed energiche, che seppero, all'occorrenza, governare e battersi. Tale fu Gentile Malatesta, figlia di Galeotto e Gentile di Varano e moglie di Gian Galeazzo Manfredi, signore di Faenza. Nel 1417, rimasta vedova con sei figli, assunse la reggenza e riuscì, alternando la prudenza e la forza, ad estendere i propri domini. Nel 1424 - scrive Cavalcanti nelle Historie fiorentine - "Madonna Gentile abbassò l'ago ed il fuso per battere le terre toscane ed assalire Modigliana"; l'esito dell'impresa fu sfortunato, ma colpì la fantasia dei Fiorentini, che l'accostarono a Pantasilea, regina delle Amazzoni.

Tale fu Margherita Malatesta, figlia naturale di Sigismondo e Vannetta de' Toschi e moglie di Carlo Fortebraccio, signore di Montone. Nel 1477, assente il marito, Federico da Montefeltro assediò Montone; Margherita resistette cinquantadue giorni, poi si arrese al fratello Roberto (da cui - si è vociferato - sarà strozzata) e tornò a Rimini, portando con sè 6000 fiorini d'oro.

E tale fu Isotta, l'amante bambina del signore di Rimini che diverrà sua moglie contro ogni convenienza umana e, soprattutto, politica e dinastica. Figlia di Francesco degli Atti, ricco mercante e cambiatore, Isotta nacque a Rimini alla fine del 1432 o al principio del 1433; le fu imposto il nome della madre, morta nel darla alla luce. Nel 1445, alla tenera età di dodici o tredici anni, fu notata e corteggiata da Sigismondo Pandolfo Malatesta, che la conquisterà nel 1446. Nel 1447 ebbe il suo primo figlio, Giovanni, che morì in fasce.

Nel 1449, dopo la morte della seconda moglie, Polissena Sforza, Sigismondo volle rendere pubblica la sua relazione con Isotta, che i rimatori e gli artisti di corte si affrettarono a celebrare: la donna del signore fu ritratta da pittori, scultori e medaglisti e cantata, in latino e in volgare, da numerosi poeti e dallo stesso Sigismondo, in insoliti panni petrarcheschi. Il prodotto più alto e caratteristico di questa che Aldo Francesco Massera ha chiamato "letteratura isottea" è il Liber Isottaeus, composto da Basinio di Parma e Tobia dal Borgo. L'unione fu regolarizzata dal matrimonio, celebrato in forma privata intorno al 1456. Oltre a Giovanni, Sigismondo e Isotta ebbero altri figli e figlie, tutti morti in tenera età ad eccezione di Antonia, di cui abbiamo detto. Poco si sa della vita di Isotta negli anni del declino del principe. Alla morte di Sigismondo, nel 1468, Isotta assunse il governo della città insieme col figliastro Sallustio e tentò inutilmente un accordo con Roberto. Questi nel 1469 ordinò l'uccisione di Sallustio e conquistò la signoria. Lasciato prudentemente il palazzo, Isotta morirà nel 1474 e sarà sepolta con tutti gli onori nel Tempio Malatestiano, che già i contemporanei volevano costruito in suo omaggio.