Quante streghe e fattucchiere si annidano nelle pieghe della storia riminese?

Streghe

Quante streghe e fattucchiere si annidano nelle pieghe della storia riminese? Se si escludono quelle in incognito, il loro numero si riduce a due. O forse tre.

La prima è citata in un carme di Orazio, nientemeno. Nel V epodo il poeta latino descrive, con minuziosa e un po' raccapricciante dovizia di particolari, l'atroce sortilegio perpetrato da un quartetto di fattucchiere. Per riconquistare i perduti amanti, accalappiati da altre signore, le perfide sotterrano un bambino fino al mento e lo lasciano morire di fame. Per accrescerne le sofferenze con una sorta di supplizio di Tantalo, gli mettono sotto il naso i piatti più succulenti.

Come tutte le streghe che si rispettano, le nostre sfaccendano intorno a un pentolone, dove gettano rami di cipressi cimiteriali, caprifichi divelti dalle tombe, penne e uova di uccelli notturni e ossa strappate dalle fauci di una cagna digiuna. Con questo rito negromantico accompagnano l'agonia del bambino.

Le quattro sono la napoletana Canidia - una famosa maga e avvelenatrice che ad Orazio aveva giocato un brutto tiro - e le sue complici Veia, Sàgana e, per l'appunto, "la riminese Foglia / dalla maschil lussuria" (qui il poeta sembra alludere a tendenze tribadiche e saffiche della strega nostrana).

Dove sia successo il "fattaccio" Orazio non lo dice. Domenico Missiroli - un avvocato oriundo di Faenza che esercitava a Rimini nel secolo scorso, mediocre poeta (va da sè) sepolcrale - lo ambienta in una spelonca a picco sul "fiume Isauro, oggigiorno detto Foglia", fra Rimini e Pesaro, e lo canta in versi francamente brutti che risparmiamo all'incolpevole navigatore.

Se la strega Foglia appartiene più al mito che alla realtà, l'esistenza dell'altra strega riminese è invece storicamente certa. Purtroppo ne sappiamo ben poco. Era chiamata "la Vaccarina", ma ignoriamo se il nomignolo derivi dal cognome (Vaccarini)o dal mestiere esercitato in gioventù di guardiana di vacche. Tutto quel che sappiamo è che era una vecchia, quasi certamente una mendicante, e che finì sul rogo. In una lista di nomi di morti compilata da un barbiere, tale Matteo Angelini, alla data del 15 aprile 1587 si legge questa scarna annotazione: "La Vaccarina, vecchia, fu abbrugiata per strega". Nient'altro. Il luogo deputato per i supplizi era, al tempo, piazza Sant'Antonio (oggi Tre Martiri): è lì, con ogni probabilità, che sarà avvampato il rogo.

Inutile dire che sull'episodio sono state fatte diligenti ricerche sia sulle cronache edite ed inedite che sulle fonti archivistiche. Per ora senza risultato. Si può aggiungere che erano anni, quelli, particolarmente disgraziati, con inverni rigidissimi, gelate, piogge, continue inondazioni, epidemie, magri raccolti, carestie. Proprio il 1587 fu in tutt'Italia - e a Rimini in particolare - un anno di fiera carestia, che, oltre ad ingrossare le già folte schiere degli accattoni e dei "vagabondi", senza fissa dimora (nel 1591 se ne conteranno 1.500 su meno di 9.000 anime), disseminò la penisola di bande di "briganti e masnadieri".

La situazione non mancò di innescare - come succede in questi casi - fenomeni di persecuzione di individui e gruppi considerati pericolosi: ebrei ed eretici, mendicanti e stregoni. Vecchia e di miserabile condizione, la povera Vaccarina possedeva tutte le stimmate della strega, e come tale fu "abbrugiata".

Di una fattucchiera riminese si parla anche in un processo per eresia e stregoneria celebrato a Cesena nel 1606. Una testimone, Francesca Medri, racconta all'inquisitore che quando aveva cinque o sei anni e abitava a Longiano, era andata un giorno in casa di una vicina; qui aveva conosciuto una donna di Rimini che, dopo un misterioso rito, aveva fatto comparire un "Pecorone con le corna et negro" che emetteva scintille di fuoco. Non ci vuol molta fantasia ad immaginare chi sia il "Pecorone" (o piuttosto, per essere più precisi, il Caprone). Questa fattucchiera di Rimini potrebbe essere la Vaccarina? L'episodio narrato dalla Medri, fatta una rapida botta di conti, dovrebbe essersi svolto intorno al 1570. Le date concorderebbero. Comunque sia, la Vaccarina fu, per quel che si sa, la sola vittima riminese della caccia alle streghe. Il rogo dell'anziana mendicante non avrà commosso i Riminesi più di tanto, se la sua memoria è affidata a un'annotazione di mezza riga. Sufficiente, tuttavia, per evocare i sinistri bagliori di un antico rogo.