Perchè gli Ufo, che una decina d'anni fa sorvolarono ripetutamente Bellaria, snobbano oggi la rivier

Ufo

Perchè gli Ufo, che una decina d'anni fa sorvolarono ripetutamente Bellaria, snobbano oggi la riviera romagnola? Perdita di competitività? Promozione inadeguata? E sì che noi potremmo garantire, in caso di "incontri ravvicinati", un soggiorno a prezzi stracciati e un ritorno pubblicitario che su Marte se lo sognano. Oltre che - va da sè - tutte le distrazioni del caso per le signore extraterrestri. Che abbiano tre occhi, la pelle a squame e una folta peluria verde, non è un problema: basta che respirino, ancorchè anidride solforosa.

A sfogliare con calma le cronache manoscritte sette-ottocentesche - e in particolare quella stesa tra il 1782 e il 1846 dal bottegaio Nicola Giangi e da suo figlio Filippo, maestro di canto - viene da sospettare che gli Ufo ci abbiano già fatto visita in età preturistica, tante sono le segnalazioni di fenomeni celesti insoliti e inesplicabili.

Il primo marzo del 1815, "tre minuti dopo l'Avemaria" (cioè alle 7 di sera), un "globo di fuoco grande come la luna" attraversò il cielo di Rimini; dopo che scomparve alla vista, si udì "un grandissimo scoppio". Meteorite o disco volante in avaria?

Nel marzo del 1843, per tre sere di fila (dal 19 al 21), dalle 7 alle 8, fu osservata, "dalla parte di ponente, una specie di lunga trave distesa formata da bianca luce". Filippo Giangi avanza l'ipotesi che si sia trattato di "una cometa, il cui nucleo sia a noi invisibile". Un ufologo sarebbe meno perentorio. Sta di fatto che la gente prese paura e profetizzò "terremoto, malattie, burrasche e disgrazie".

Suscitò grosso spavento anche il "fenomeno straordinario" a cui si assistè la notte del 19 febbraio 1837, quando, improvvisamente, apparve in cielo "una lunghissima striscia" color sangue che "dalla chiesa parrocchiale di Sant'Ermete, attraversando Spadarolo, colpì il borgo San Giuliano", per perdersi nel mare. "Vi fu qualcuno" racconta Filippo Giangi "che per reale timore restò in piedi tutta la notte".

Tre soli in cielo furono osservati per diversi minuti, alle 7 del mattino del 21 marzo 1827, da "vari villici di questo nostro ameno colle di Covignano"; uno svanì quasi subito, mentre il secondo rimase a far compagnia al sole originale per una buona mezz'ora. Va ricordato, in proposito, che apparizioni di due, tre o più soli sono registrate anche dagli storici seicenteschi Raffaele Adimari e Cesare Clementini.

Il 28 maggio 1841, dalle 10 e mezza alle 11 e tre quarti, si formò intorno al sole una fascia circolare grande (scrive Giangi) "quanto è la capacità di piazza Sant'Antonio", oggi Tre Martiri. La fascia, di colore biancastro, era incorniciata da un cerchio color azzurro cupo. Un fenomeno analogo - ma riguardante la luna - era stato osservato il 2 marzo dello stesso anno. Giangi ce ne ha lasciata un'accurata descrizione corredata da un piccolo disegno. Era una serata limpidissima, punteggiata di stelle e rischiarata dalla luna piena. Alle 9 apparvero "due grandi cerchi incatenati" di tutti i colori dell'iride ("violetto, roseo, ceruleo, verde olio, giallognolo") che si affiancarono alla luna come i carabinieri a Pinocchio. La luna, allora, cominciò a dibattersi, muovendosi da un estremo all'altro dell'ellisse formata dall'intersezione dei due cerchi. Si trassero le più fosche previsioni, e non del tutto a torto, perchè l'estate di quel 1841 fu infernalmente torrida e si congedò con rovinosi nubifragi.

Tra il 1750 e il 1850, a Rimini e altrove, il cielo fu più movimentato d'uno schermo cinematografico. Non solo vi apparvero i più strani ed inesplicabili fenomeni, ma dal cielo piovve di tutto: pietre e pesci, sangue e metoriti con iscrizioni indecifrabili. Se ne occuparono sia le gazzette che i più accreditati periodici scientifici del tempo. Si spalancarono gli occhi e la bocca, ci si impaurì, si paventarono sciagure. I razionalisti proposero spiegazioni naturali. I più vi lessero un ammonimento divino. A nessuno vennero i mente gli extraterrestri.

Lo psicologo Carl Gustav Jung, in un libro di venticinque anni fa, ha sostenuto che da che mondo è mondo gli uomini vedono "cose" nel cielo, e che queste "cose" sono proiezioni dei loro "archetipi" interiori. Un episodio del 1790 registrato da Nicola Giangi sembra dargli ragione. La notte dell'8 marzo, nel cielo sereno, fu vista "una estesa croce di color sanguigno" dietro la luna; il fenomeno durò un'ora e più. Laddove in passato si scorgevano croci e aureole, oggi si captano razzi e dischi volanti, e tutto il cielo svuotato dal Buon Dio è stato occupato da ET.